martedì 30 settembre 2008

Assecondare il cambiamento

Assecondare il cambiamento di Pierluigi Paoletti - 29 settembre 2008 - http://www.centrofondi.it/ visto su http://www.disinformazione.it/
Le parole che Bush ha pronunciato alla nazione http://tv.repubblica.it/copertina/mutui-bush-parla-al-paese/24465?video non lasciano spazio a dubbi, la situazione è davvero critica. Ad avvalorare questo quadro oggi la notizia che il debito pubblico americano ha superato il PIL (15.000 mld di $ contro i 14.300 del PIL) http://www.corriere.it/esteri/08_settembre_26/usa_il_debito_pubblico_supera_il_pil_fe64177e-8b88-11dd-9547-00144f02aabc.shtml
Ecco che in un balzo gli Usa hanno quasi raggiunto l’Italia nel rapporto debito/Pil e allora ci ritorna a mente che nel lontano ottobre del 2006 abbiamo scritto un report dal titolo ironico- per allora- Sensazionale: Centrofondi declassa gli USA http://www.centrofondi.it/report/report_10_02_06.pdf Il fatto è che lo vogliamo o no, Bush ha ufficializzato il crollo del vecchio sistema basato sul debito pubblico e privato - le famiglie americane sono indebitate per il 140% del loro reddito, 160% quelle inglesi, 100% quelle tedesche ecc. – avvalorando il quadro di insostenibilità strutturale del sistema che ormai da molto tempo descriviamo in questi report.
La crisi di oggi, lo abbiamo ripetuto sino alla noia, non è una crisi come quelle che abbiamo passato nel corso degli anni, questa è la crisi di un sistema in agonia, che lascerà il posto ad un altro nuovo. Un grande cambiamento forse di portata maggiore di quello che avvenne nel passaggio dall’era agricola a quella industriale, un passaggio che, se viene ben interpretato, non causerà danni rilevanti, se invece viene sottovalutato causerà molto dolore. Abbiamo davanti una scelta a cui non possiamo sottrarci, lasciare che il crollo faccia il suo corso, oppure iniziare a costruire una valida alternativa?
Sino ad oggi siamo stati come un popolo adolescente che è stato portato per mano da chi è stato delegato a compiere scelte in suo nome. La lettura degli eventi storico-economici ci porta a dire, senza temere smentite, che le scelte sono state tutte prese senza avere considerazione alcuna del mandato che i nostri delegati avevano ricevuto dal popolo, ma anzi si è utilizzato il potere per avvantaggiare lobbies, centri di potere occulti e cricche di loschi figuri, prendendosi gioco di quel popolo adolescente.
Oggi, con la dichiarazione ufficiale del fallimento di questo sistema da parte di una persona che incarna perfettamente quello che abbiamo detto sopra, ma che è pur sempre il presidente del paese più potente del mondo, ci viene data l’opportunità di scegliere se compiere il salto di qualità e diventare un popolo adulto oppure continuare ad essere in balia delle scelte che altri prendono per noi.
Il cambiamento in atto, mascherato da crollo del sistema, in sé non è drammatico se lo vediamo come il crollo di un’illusione che ci impediva di vedere il mare di abbondanza, come abbiamo visto nell’ultimo report, in cui siamo immersi e che ci veniva volutamente occultato. Diventerà pesante e doloroso invece se ci aggrapperemo a questa illusione e ci lasceremo travolgere dalle emozioni negative che inevitabilmente il suo crollo porta con sé. Diventare un popolo adulto, e qui con popolo non intendiamo solo quello italiano, ma tutta la popolazione mondiale che sino ad oggi è stata prigioniera di questo incubo, significa prendere coscienza dei meccanismi che hanno alimentato l’inganno, comprendere che un altro mondo è possibile e fare le scelte conseguenti.
A volte è doloroso capire di essere stati raggirati e indotti a comportamenti che non ci appartengono attraverso la manipolazione o la propaganda, ma questo è un passaggio indispensabile per il processo di crescita. Capire ad esempio il meccanismo della crescita del debito, dei problemi connessi alla creazione monetaria, alla manipolazione mediatica sui vari trattati europei, alla consapevolezza della “disgregazione” della nostra economia messa in atto scientificamente per aumentare la dipendenza e l’impossibilità di liberarsi da questa schiavitù mascherata da democrazia è alla base per poter fare delle scelte consapevoli e accompagnare il cambiamento in atto.
Altrettanto fondamentale è capire che gli “altri” siano essi terroni, musulmani, yankee, negri, musi gialli, rom, rumeni e così via, sono solo delle vittime come noi e non sono nemici, ma compagni di un percorso di crescita che necessariamente dovremo fare insieme. Dall’analisi lucida e fredda dei reali meccanismi che sostengono la scenografia dell’attuale illusione e dramma, si passa alle scelte che portano le persone a scegliere attivamente quale tipo di vita vivere, sapendo cosa produce e quali squilibri porta il meccanismo del debito agganciato alla creazione monetaria si sceglierà di adottare una moneta che non abbia queste caratteristiche negative, conseguentemente si porranno le basi per un’economia che non abbia in sé la struttura della sopraffazione e si ricostruirà il tessuto economico distrutto dal debito e dalla avidità. Si ricostruiranno le economie locali a partire dall’agricoltura e si getteranno le basi per una collaborazione paritaria e leale tra persone, imprese, comunità, stati ecc. dove tutti si sosterranno a vicenda e non avendo le enormi spese richieste dall’imponente macchina militare, sanitaria (un altro baluardo dell’inganno attuale) e del debito, ci saranno risorse in abbondanza per tutti senza sfruttare persone ed il pianeta.
Altro invece è resistere al cambiamento e aggrapparsi a questo mondo di cartapesta che crolla. La paura dell’ignoto, il terrore di affrontare le privazioni che la caduta di questo sistema porterà inevitabilmente con sé e la rabbia per l’impotenza di dover subire questa situazione, non potranno che avvantaggiare solo gli artefici di questo stato di cose, che sfrutteranno la paralisi prodotta da queste emozioni per costruire un’alternativa che riproponga in sé tutti gli elementi del vecchio, mascherandoli con una scenografia nuova e accattivante, ma che non altera la struttura: cambiare tutto per non cambiare niente.In pratica quello che è avvenuto in passato con le grandi rivoluzioni, dove il potere è rimasto saldamente nelle solite mani.
Inutile dire che questo atteggiamento porta solo dolore, sofferenza, schiavitù ed il perpetuarsi di quegli squilibri che hanno portato alla situazione attuale e come conseguenza si è destinati a rimanere per sempre un popolo bambino senza voce in capitolo. Ovviamente in questa “illusione” ci stiamo ancora immersi fino al collo perché si ha un mutuo per la casa, si è pensionato o si lavora in un’azienda che vede i suoi margini ridursi di giorno in giorno e per questo non è possibile saltare dal treno impazzito in corsa. Quello che dobbiamo fare è semplicemente renderci conto di ciò che sta accadendo al di là del rumore di fondo fatto dai media, filtrare ogni notizia con il proprio discernimento, occuparsi di reperire informazioni nella rete e soprattutto di non cedere a paura, terrore e rabbia che come abbiamo visto sono le migliori alleate del potere. Rimanere con i piedi ben saldi e attuare quelle piccole contromisure per i nostri risparmi che, nei nostri report e nella mailing list di centrofondi, abbiamo tante volte detto.
Nel frattempo possiamo iniziare a ricostruire il tessuto economico, la comunità, attraverso l’uso di una moneta complementare come quella della Solidarietà ChE Cammina SCEC che, come Transition Money http://www.centrofondi.it/report/report_05_02_07.pdf aiuta a superare questa fase di transizione e prepara il terreno per il nuovo che verrà presto. La circolazione di questa moneta libera dal debito porta solo vantaggi a tutti e permette di affrontare con il sorriso gli eventi futuri. I piani aziendali ad essa collegati, per l’agricoltura e per le altre imprese, aiuteranno a far intravedere un altro modo di fare economia.
Un esempio tangibile sono le notizie che arrivano continuamente dalle “isole” che fanno parte di ArcipelagoSCEC: in Calabria due scuole, l’Istituto Agrario e il Turistico Alberghiero di Crotone hanno deliberato di portare avanti, sia dal punto di vista teorico che pratico, in un percorso formativo per gli studenti, il progetto Il Sapore del Cuore http://www.centrofondi.it/articoli/Progetto_Buoni_Locali.pdf . Questa sera invece a Padova in Veneto http://www.centrostudisalute.org/seratescec.htm ci sarà la costituzione di ArcipelagoVeneto, mentre a Roma è stato chiuso un accordo tra un consorzio di produttori agricoli e un grossista di latte per ristoranti, bar, gelaterie ecc. per la fornitura di latte da pagare con una percentuale di SCEC e a Napoli si sta lavorando per l’apertura di vari SCECPoint Market.
Il prossimo 25 e 26 ottobre a Riccione è in preparazione l’8berSCEC http://www.centrofondi.it/articoli/8berscec.pdf il primo meeting nazionale dove l’ormai numeroso e sempre in crescita gruppo di ArcipelagoSCEC potrà ritrovarsi, conoscersi meglio e parlare di come aiutarsi reciprocamente a traghettare questo periodo insieme al meglio e senza drammi. Questo è l’esempio su come si possa affrontare il cambiamento in atto senza traumi, ma assecondandolo facendo cultura, preparando i futuri imprenditori, le persone, le famiglie e le imprese, alla solidarietà e al futuro che tutti insieme costruiremo, che sarà sicuramente meglio, e più equo, di quello che abbiamo sperimentato sino ad oggi.
That’s all folks

lunedì 26 maggio 2008

DOSSIER | Il Signoraggio spiegato da Eugenio Benetazzo

DOSSIER Il Signoraggio spiegato da Eugenio Benetazzo
Tratto da: http://www.politicaoggi.it/index2.php?option=com_content&task=view&id=80&pop=1&page=0&Itemid=31
Vorrei aiutare chi è a casa a comprendere con maggiore semplicità la tematica del signoraggio perché, magari, espressa attraverso termini contabili o legali, può risultare spesso di difficile comprensione.
Inquadriamo nella fattispecie il comportamento della banca nazionale, al di fuori di quella italiana. Cioè, che cosa dovrebbe fare una banca nazionale all’interno di ogni stato. Innanzitutto, dal punto di vita della forma giuridica, essa dovrebbe essere un cosiddetto ente pubblico. Cioè un soggetto giuridico che appartiene alla totalità, alla comunità. Secondo punto: qual è il ruolo della banca nazionale? E’ emettere moneta in nome e per conto di quello stato, o meglio ancora, del popolo di quello stato. Consegnare (la quantità di moneta stampata) al ministero del tesoro dello stesso stato.
Il quale, poi, la distribuisce a pioggia attraverso i trasferimenti tra enti comuni o per pagare e supportare l’amministrazione statale. Questo è quello che (la banca nazionale) dovrebbe fare in termini classici. Nel pieno rispetto della sovranità nazionale di un paese. Che cosa invece avviene, per esempio nel nostro caso (quello italiano), oppure anche in altri paesi? Succede che l’istituto (di credito) nazionale si trasforma in banca centrale, la quale non è un istituto di diritto pubblico ma è una società per azioni con finalità di lucro. I suoi soci, quindi, non sono legati e soggetti ad un controllo di natura pubblica, in quanto sono soggetti (giuridici) di natura privata. E il fine principale della banca centrale è tutelare gli interessi dei suoi azionisti, ovvero i detentori del controllo del pacchetto azionario. Quindi fare gli interessi di questa élite bancaria. Inoltre, come se non bastasse, stampare, in nome proprio (quindi non in nome e per conto del popolo italiano), le banconote; prestarle, e non consegnarle senza alcuna contropartita, al ministero del tesoro e richiedere in cambio un interesse su questo prestito. In buona sostanza, è come se la banca d’italia prendesse dei pezzi di carta, li colorasse con una stampante, assegnasse (a questi pezzi di carta) arbitrariamente un valore, andasse presso il ministero del tesoro italiano e dicesse: “Questi sono 100.000.000 di euro, bene, adesso dammi beni in cambio, a garanzia, che valgono 100.000.000 di euro e in più pagami gli interessi per questo prestito cartaceo” (Questo non è altro che il tasso ufficiale di sconto). Facciamo qualche esempio. Questa è una banconota risalente al ventennio fascista (fronte/retro).


Banconota emessa nel 1940/42. Nel sigillo notiamo le scritte “Italia” e “Ministero del tesoro”. Dietro, c’è scritto “La legge punisce i fabbricatori e gli spacciatori di biglietti falsi”. Quindi, questo è un biglietto di una lira italiana, emesso oltre 60 anni fa, in cui già allora compariva la titolarità della proprietà, ovvero, questo biglietto era emesso dal ministero del tesoro, in nome e per conto del popolo italiano. Andiamo a circa 25 anni fa. Questi sono i cosiddetti “cinquecento lire alati”, con il mercurio alato (fronte/retro).

In alto, potete leggere la scritta “Repubblica Italiana”. Cioè questo è un biglietto di stato a corso legale che ha un imprinting decisivo. Ci dice che questo biglietto è stato emesso in nome e per conto del popolo italiano. Facciamo un passo successivo e analizziamo il biglietto di 1000 lire con Giuseppe Verdi (fronte/retro).

E qui già qualcosa cambia. Perché da “Repubblica Italiana” passiamo a “Banca d’Italia”. Cioè abbiamo una vera e propria usurpazione di potere in termini di sovranità nazionale nell’emissione della moneta, in virtù della quale un soggetto si appropria di questo potere con le conseguenti ripercussioni di natura economica e sociale che da ciò scaturiscono. Un ultimo dettaglio. Gli euro vengono stampati in Malesia ma anche nelle Filippine. Questa è una banconota dello Stato delle Filippine (fronte).

giovedì 22 maggio 2008

Inflazione e deflazione

Inflazione e deflazione: collettività in scacco matto di Salvatore Tamburo – 5 maggio 2008
Tratto da: http://www.disinformazione.it/inflazione_deflazione.htm

Tutti bene o male sanno cos’è l’inflazione. Per citare una fonte autorevole, ad esempio, l’enciclopedia Zanichelli ne da questa definizione, considerandola come un: “Aumento prolungato del livello dei prezzi o diminuzione del potere d'acquisto della moneta.” In parole povere l’inflazione non è l’origine di un problema, bensì è da considerarsi un effetto, come conseguenza di azioni compiute a monte. Perché aumenta il livello dei prezzi e diminuisce il nostro potere d’acquisto? E’ ciò che ci si dovrebbe domandare prima di comparare numeri e grafici.Mi soffermerei prima sulla causa che porta all’aumento del livello generale dei prezzi.
La principale causa generante l’inflazione, definita anche come “inflazione per eccesso di liquidità” è da imputare ad un eccessivo aumento di moneta in circolazione rispetto ai beni e servizi da acquistare. Ciò significa che è avvenuto un deprezzamento della moneta, ovvero si richiedono più soldi per acquistare beni\servizi, perché ogni unità di denaro vale meno di quanto valesse prima: se prima i consumatori pagavano 1€ per comprare un chilo di pane, adesso ne pagano 2,50 €, tutto ciò perché nonostante si acquisti la stessa quantità di bene (un chilo), la moneta (l’euro in tal caso) ha perso valore, si è deprezzata.
Conseguenza diretta risulterà naturalmente la cosiddetta “perdita del potere d’acquisto”: nei casi di retribuzione fissa se prima con 1000€ al mese di salario potevo assicurarmi un paniere di 300 beni\servizi, adesso me ne potrò assicurare un paniere di 200 beni\servizi, ovvero la mia moneta ha perso potere d’acquisto e mi permette di godere di minor benefici rispetto a prima. Tanto per citare qualche previsione sul “caro-vita” le associazioni dei consumatori, come Adusbef e Federconsumatori, hanno valutato rincari per l’anno 2008 fino a circa 1.700 euro a famiglia, valutando un nucleo familiare che ha un reddito annuo disponibile pari a € 28.500.
Fatta questa breve premessa, torniamo all’apice del problema. Se è vero ed ammesso da tutti che l'inflazione è l'aumento continuo del livello generale dei prezzi determinato da un aumento abnorme della massa monetaria in circolazione, con la conseguenza che il medio circolante aumenta oltre i limiti rappresentati dai bisogni degli scambi generando così un aumento persistente dei prezzi dei beni … allora viene spontaneo chiedersi: chi genera l’abnorme aumento della massa monetaria?
Risposta: lo genera chi ha il potere di emettere moneta. Domanda: chi ha il potere di emettere moneta, creandola dal nulla? Risposta: le Banche Centrali, capaci di emettere banconote ex nihilo generando così un'esuberanza dei mezzi di pagamento rispetto ai beni disponibili.
Negli ultimi 300 anni di storia le Banche Centrali hanno eroso ai singoli Stati uno dei poteri fondamentali per un Paese, ovvero emettere la moneta di cui ha bisogno per gestire la spesa pubblica e di conseguenza i bisogni dei cittadini. Questo potere fondamentale adesso appartiene alle Banche Centrali, come la Banca Centrale Europea o la Federal Reserve , gruppi privatistici che si celano sotto la parvenza di istituzioni pubbliche e che continuano ad indebitare rispettivamente i Paesi di Eurolandia e Usa sotto la morsa di un crescente debito pubblico. Le banche centrali e le banche commerciali sono in grado di emettere credito e denaro e grazie a questa forma di monopolio la massa monetaria viene contratta o espansa a tutto vantaggio di pochi potentissimi gruppi di potere.
L’inflazione e la deflazione, ossia l’espansione e la contrazione di credito e denaro, sono due strumenti monetari letali affidati alle banche, strumenti collegati a loro volta al potere di modificare il tasso di riferimento: questo tasso (prima deciso dalla Banca d’Italia, mentre dal 2004 è determinato con provvedimento della Banca Centrale Europea) rappresenta il tasso con cui la Banca centrale concede prestiti alle altre banche (dal 13/06/2007 è determinato al 4%) e sulla base di questo vengono determinati il tasso d'interesse, applicato dalle banche commerciali ai propri clienti che chiedono prestiti e mutui. Più i tassi sono bassi e più aumenterà la massa monetaria provocando inflazione, viceversa con tassi alti si generano fenomeni deflattivi.
Come direbbe Bukowski: “Dobbiamo rassegnarci ad annoverarci fra le perdite: qualsiasi mossa sulla scacchiera porta allo scacco matto.” Se noi cittadini rappresentiamo il re in scacco matto, di certo lo scenario generato dal sistema bancario è nettamente opposto, perché il “banco\a vince sempre”. Le banche, generando inflazione, causano un aumento dei prezzi generalizzati e deprezzamento del denaro, ed incamerano il vantaggio di aver creato moneta ex nihilo; qualora invece le banche ci portano verso la deflazione generano insolvenza da parte della collettività ed una fase di recessione economica (se non c’è denaro non c’è scambio tra le controparti), traendo il vantaggio di appropriarsi di beni reali (aziende, case, terreni) messi come ipoteca o garanzia a fronte del debito contratto e divenuto insoluto.
Tutto questo scenario deprimente (negativo per noi, non certo per il cartello bancario) non accadrebbe se la sovranità monetaria fosse un potere gestito dallo Stato. Già immagino i dubbi di alcuni lettori che si chiederebbero: “e chi mi dice che se lo Stato emettesse la propria moneta non si genererebbero pressioni inflazionistiche?”. A questa domanda cercherò di rispondere citando le teorie di un signore da molti considerato il più grande economista del XX secolo, John Maynard Keynes: l'aggiunta di nuova moneta all'economia non spinge al rialzo i prezzi fintanto che il denaro viene utilizzato per produrre nuovi beni e servizi perché l'offerta (beni\servizi) aumenterà insieme alla domanda (moneta).
Logico che se invece venga emessa moneta per arricchire i conti segreti a Panama o alle Cayman dei banchieri, anziché finanziare beni e servizi utili alla collettività, il tutto con la complicità di “burattini di facciata” e delle stanze di compensazione, qualsiasi mossa sulla scacchiera porterà sempre allo scacco matto. Si spera presto di acquisire la dote, o meglio la coscienza, di trasformarsi in giocatori di scacchi, non restare pezzi sulla scacchiera. La gente non si rassegna alle piccole perdite; sono le grandi privazioni che inducono immediatamente alla rassegnazione … e il banco vince sempre.
Salvatore Tamburro

domenica 20 aprile 2008

Uguaglianza e meritocrazia.

In questi ultimi anni si sta sempre più riflettendo sulla meritocrazia. Secondo me è un passo che si dovrà fare se si vorrà migliorare la nostra condizione. Purtroppo alcune ideologie hanno una confusione sul concetto di uguaglianza.

E' infatti molto deleterio dare a tutti allo stesso modo qualsiasi cosa si faccia. E' questo l'errore degli stati comunisti e che avviene ancora oggi con gli impieghi pubblici. E' proprio questo che non stimola l'impegno nel proprio lavoro.

Se è vero che bisogna garantire a tutti il soddisfacimento dei bisogni necessari, occorre capire che l'uguaglianza totale tra gli individui è innaturale, e non stimola il miglioramento di tutti. In pratica, il male non è nella disuguaglianza più o meno ampia tra gli individui ma il fatto che lo stato non garantisca a tutti il soddisfacimento dei bisogni necessari. E anzi, ben venga la disuguaglianza quando è generata da un diverso merito tra gli individui. Ciò non toglie che ci debba essere uguaglianza riguardo alle opportunità di ogni individuo. Ma dopo ciò occorre puntare a far sviluppare la diversità che c'è in ognuno di noi.

domenica 27 gennaio 2008

Riflessione sulla moda.

Vi segnalo una pillola di saggezza tratto da http://ascensione.splinder.com/post/11811726/Pillola+di+Saggezza+n.4, in cui mi ritrovo pienamente.
Spesso la moda viene vista criticamente, denigrandola proprio perché è esteriore e quindi non ha alcun valore. Emblematico il rapporto con la moda dei filosofi antichi come Socrate, che andava in giro scalzo e sempre con gli stessi vestiti. Sono d'accordo che l'abito non fa il monaco, ma proprio per questo la moda non è da rifiutare in sé. Infatti, come si dice nell'articolo, non ci può essere una definizione di giusto o sbagliato, quando quel qualcosa non ha alcun valore intrinseco. Tanto più che la moda è un qualcosa di soggettivo, e quindi ognuno è libero di comportarsi a suo piacimento, nel rispetto di sé stesso e gli altri.

La moda è la più eccellente delle farse, quella in cui nessuno ride perché tutti vi recitano (André Suarès)
In effetti la moda possiede tutte le qualità della farsa: il carattere popolare, la comicità buffonesca, le azioni veloci ricche di intrighi,equivoci,colpi di scena, per lo più di breve durata...ma soprattutto, l'essere un intermezzo o un pezzo finale di spettacoli seri!
E' senza dubbio una farsa, una mera finzione sociale, e tutto sommato se riusciamo a vederla per quello che è non dovremmo mai opporci alle sue tendenze,per un semplice motivo: nessuno può avere un'idea corretta su ciò che non ha alcun valore intrinseco! Ciò che è superficiale è relativo per definizione,dipende dall'ambiente in cui viviamo. Impariamo quindi a vivere con serenitàgli usi e costumi della società e godiamoci la vita, tanto non è l'abito che fa il monaco! E chi pensa il contrario, peggio per lui, non si godrà mai veramente lo spettacolo della vita, il gioco, e prenderà tutto maledettamente sul serio a partire da se stesso.
Certo, ci sono cose da prendere sul serio e sono quelle che vanno al di làdell'apparenza, quelle che riguardano l'interiorità delle persone, le loro emozioni ed i loro pensieri, o i misteri della vita. Sono quelle che contano veramente, il resto è teatro.
L'importante, come sempre, è il buon senso, il senso della misura, e mantenere un equilibrio tra "palco e realtà", come direbbe il buon Ligabue(non il pittore eh!). Vedere il palco come palco, e la realtà come realtà. Facile a dirsi e non a farsi, lo so, dopo tutto non sta forse qui tutto il lavoro spirituale per un essere umano?
Quindi viva la leggerezza, basta che non decada tristemente in banalità.Perché il superficiale è bello, purché di qualità! E la definizione di qualità,su ciò che non ha alcun valore intrinseco, si limita al rispettare il pensiero, le emozioni ed il corpo, propri ed altrui. Fintantoché ciò avviene, non si cade nella banalità. Ma purtroppo molti sembrano avere una grossa confusione su cosa sia il rispetto, ahimé...questione di consapevolezza,direbbe un mio amico.